Roma Sette
«Deludono» gli interventi urgenti in materia d’immigrazione approvati dal Consiglio dei ministri ieri pomeriggio. A dirlo è il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego, commentando un decreto che prevede nuove misure sul fronte dell’immigrazione approvate il 10 febbraio. Tra i motivi della delusione il «coniugare protezione internazionale e immigrazione illegale, immigrazione e sicurezza».
Per il direttore dell’organismo pastorale della Cei, «si sognano centri di rimpatrio in ogni regione funzionali a un rimpatrio più facile, ma in condizioni non chiare di tutela; mancano completamente misure che riconoscano il valore premiale di percorsi di inserimento sociale e culturali avviati da oltre un anno (neppure i lavori socialmente utili servono a questo), dimenticando il popolo sempre più numeroso di diniegati; nessun accenno al servizio civile per i rifugiati; la semplificazione dei procedimenti di esame non significa immediatamente capacità di riconoscere al meglio le storie dei richiedenti asilo e le forme migliori di protezioni». Così «si è persa un’occasione importante – conclude mons. Perego – per percorsi e scelte già sperimentate sui territori, nelle città e nei comuni e che favoriva dialogo sociale, inclusione sociale, sicurezza sociale dei richiedenti asilo e rifugiati».
«Avviare una riforma complessiva evitando, per questa delicata materia, ogni strumentalizzazione politica. Non si può ragionare solo in termini di sicurezza, ma ispirarsi a princìpi di umanità e puntare sull’integrazione. È urgente in questo senso l’approvazione la nuova legge sulla cittadinanza, bloccata da troppo tempo al Senato, dato che riguarda migliaia di minori che già si sentono a pieno titolo italiani perché nati nel nostro Paese o perché hanno frequentato le nostre scuole». È l’appello al Parlamento lanciato da Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, in attesa di conoscere i dettagli del decreto varato dal governo in tema di immigrazione.
Impagliazzo sottolinea alcuni punti critici del decreto e avanza alcune proposte: «È necessario prima di tutto che vengano garantiti i diritti dei migranti che presentano domanda di asilo perché fuggono da Paesi in cui dominano guerre, violenze e rischio per la vita delle persone. Occorre al tempo stesso puntare su vie di ingresso legale, come il sistema della sponsorship, in vigore in Canada – la chiamata e presa in carico di profughi e migranti da parte di enti e associazioni in accordo con lo Stato -, o come i corridoi umanitari: si tratta di modelli che offrono sicurezza per chi arriva – perché evitano le morti, terribili e inaccettabili, dei migranti in mare, sottraendoli ai trafficanti di uomini – ma anche per chi accoglie, attraverso controlli che vengono effettuati già nei Paesi di partenza». «Di fondamentale importanza – conclude il presidente di Sant’Egidio – sarebbe anche la riapertura di canali per permettano ingressi regolari per lavoro, scelta che ricondurrebbe l’immigrazione nell’ottica delle risorse e dello sviluppo, dato anche il costante calo demografico del Paese, sottraendola alla demagogia».
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martedì 14 febbraio 2017
giovedì 19 giugno 2014
mercoledì 19 marzo 2014
Chipre: La detención abusiva de migrantes y solicitantes de asilo infringe las leyes de la UE
Amnesty International
* Cada año se detiene a cientos de personas en condiciones parecidas al encarcelamiento
* Es práctica habitual mantener retenidas hasta 18 meses o más a personas que no han cometido ningún delito
* Entre las personas detenidas hay solicitantes de asilo, incluidos refugiados sirios.
* Dos mujeres fueron separadas a la fuerza de sus hijos en edad preescolar.
Las autoridades de inmigración chipriotas tienen como práctica habitual la detención de cientos de migrantes y solicitantes de asilo en condiciones parecidas al encarcelamiento durante largos periodos mientras aguardan su expulsión, ha dicho Amnistía Internacional. Entre las personas detenidas hay refugiados sirios y mujeres separadas de sus hijos pequeños.
Los indicios recogidos por los investigadores durante una reciente visita a Chipre indican que las autoridades se están aprovechando de las leyes de la Unión Europea (UE) al imponer la detención automática de migrantes y solicitantes de asilo sin aplicar las salvaguardias necesarias, que disponen la detención como último recurso. La práctica también vulnera el derecho internacional.
“Al detener a decenas de personas durante meses seguidos, Chipre muestra una escalofriante falta de sensibilidad y un total menosprecio por sus obligaciones internacionales”, ha dicho Sherif Elsayed-Ali, jefe del Equipo sobre Derechos de Personas Refugiadas y Migrantes de Amnistía Internacional.
* Cada año se detiene a cientos de personas en condiciones parecidas al encarcelamiento
* Es práctica habitual mantener retenidas hasta 18 meses o más a personas que no han cometido ningún delito
* Entre las personas detenidas hay solicitantes de asilo, incluidos refugiados sirios.
* Dos mujeres fueron separadas a la fuerza de sus hijos en edad preescolar.
Las autoridades de inmigración chipriotas tienen como práctica habitual la detención de cientos de migrantes y solicitantes de asilo en condiciones parecidas al encarcelamiento durante largos periodos mientras aguardan su expulsión, ha dicho Amnistía Internacional. Entre las personas detenidas hay refugiados sirios y mujeres separadas de sus hijos pequeños.Los indicios recogidos por los investigadores durante una reciente visita a Chipre indican que las autoridades se están aprovechando de las leyes de la Unión Europea (UE) al imponer la detención automática de migrantes y solicitantes de asilo sin aplicar las salvaguardias necesarias, que disponen la detención como último recurso. La práctica también vulnera el derecho internacional.
“Al detener a decenas de personas durante meses seguidos, Chipre muestra una escalofriante falta de sensibilidad y un total menosprecio por sus obligaciones internacionales”, ha dicho Sherif Elsayed-Ali, jefe del Equipo sobre Derechos de Personas Refugiadas y Migrantes de Amnistía Internacional.
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