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giovedì 11 ottobre 2018

Bangladesh: ispirato dal modello Duterte nelle Filippine, approvato DDL per applicare la pena di morte per droga. Da maggio uccise dalla polizia 200 persone ritenute legate alla droga.

Diritti Umani - Human Rights
Dhaka - Il governo del Bangladesh ha approvato lunedì un progetto di legge che prescrive la pena di morte per reati di droga, nonostante le diffuse critiche per la repressione in cui la polizia ha ucciso più di 200 persone da maggio, persone ritenute legate al fenomeno della droga.


Il primo ministro Sheikh Hasina ha lanciato una campagna per rafforzare le pene per crimini contro la droga in vista delle elezioni generali previste per dicembre. Ma gli omicidi della polizia hanno suscitato timori tra i gruppi dei difensori dei diritti umani. Denunciando una sanguinosa campagna in stile filippino per annientare i criminali della droga.

Fonte: Reuters

lunedì 12 marzo 2018

Trump vuole imitare Cina e Filippine nella lotta alla droga utilizzando la pena di morte.

ANSA
Washington - Donald Trump torna ad evocare la pena di morte per i trafficanti di droga, scaldando per la prima volta con questo argomento la folla di un comizio elettorale. Il presidente ha additato come Paesi modello Cina e Singapore, ma in passato aveva citato anche le Filippine di Rodrigo Duterte. 


Paesi come questi, ha spiegato, hanno meno problemi con le tossicodipendenza per la durezza con cui puniscono gli spacciatori, anche con la pena capitale.

Il tycoon ha fatto l'esempio di un imputato che viene condannato a morte o all'ergastolo per aver ucciso una sola persona, mentre un trafficante di stupefacenti "puo' ucciderne migliaia facendo poca galera". "Stanno uccidendo i nostri bambini, stanno uccidendo le nostre famiglie, stanno uccidendo i nostri lavoratori", ha sostenuto. "L'unico modo per risolvere il problema della droga e' la durezza", ha proseguito.

Poi ha lanciato la sua proposta: "Non so se il paese e pronto per leggi come quelle della Cina e di Singapore, ma dobbiamo iniziare una discussione", ha suggerito ipotizzando la facolta' per i procuratori di chiedere la pena capitale per i 'mercanti di morte'. E' stato questo uno dei passaggi piu' applauditi dagli spettatori, che annuivano con entusiasmo.
E non e' un caso forse che l'amministrazione, secondo quanto riportato dal Wp nei giorni scorsi, stia gia' considerando questa modifica per consentire ai rappresentanti dell'accusa di invocare la pena capitale contro reati di droga.
Il tycoon sembra voler cavalcare elettoralmente questa battaglia sullo sfondo della lotta contro le 'citta' santuario' che tutelano i clandestini, da lui additati spesso come criminali e spacciatori, come ha fatto ieri sera scendendo in campo in Pennsylvania a sostegno del candidato repubblicano Rick Saccone nelle elezioni speciali di martedi' per un seggio alla Camera.

giovedì 17 agosto 2017

Filippine: 32 uccisi in un giorno. Macabro record di Duterte nella "guerra" alla droga

SIR
Il 15 agosto la polizia delle Filippine ha ucciso 32 persone, probabilmente il più alto numero di vittime in un solo giorno da quando il presidente Duterte ha dichiarato la cosiddetta “guerra alla droga”. 


“Queste morti scioccanti ci ricordano che l’illegale ‘guerra alla droga’ del presidente Duterte va avanti senza sosta, anzi pare raggiungere nuovi livelli di barbarie: uccidere i sospetti, violare il loro diritto alla vita e ignorare le regole del giusto processo sono ormai la routine”, ha dichiarato James Gomez, direttore di Amnesty International per l’Asia sud-orientale e il Pacifico. 

“A pagare il prezzo di questa brutalità sono soprattutto le comunità più povere di aree come la provincia di Bulacan, dove è avvenuta buona parte delle esecuzioni extragiudiziali da quando il presidente è al potere, comprese 21 delle 32 del 15 agosto”, ha aggiunto Gomez. Secondo Amnesty le recenti parole di Duterte, secondo il quale egli potrebbe non riuscire a risolvere i problemi legati alla droga durante il suo mandato, “sono molto preoccupanti. Con l’estensione a tempo indeterminato di questa fallace strategia, rischiamo di non vedere la fine di queste uccisioni”, ha commentato Gomez. “Considerato che un mese fa Duterte ha minacciato di abolire la Commissione per i diritti umani, l’unica istituzione che svolge indagini approfondite sulle esecuzioni extragiudiziali, pare che mai come oggi dall’inizio del mandato presidenziale i diritti umani siano a rischio”, ha sottolineato Gomez, che chiede di istituire, “senza ulteriori ritardi, una commissione d’inchiesta internazionale sulla ‘guerra alla droga’ e sulla carneficina in corso ogni giorno nelle Filippine”. Dal giugno 2016 Rodrigo Duterte e la sua amministrazione si sono resi responsabili di diffuse violazioni dei diritti umani nel contesto della cosiddetta ‘guerra alla droga’, hanno minacciato e imprigionato persone che esprimono critiche e creato un clima di assenza di legge. In un rapporto del gennaio 2017 intitolato “Se sei povero vieni ucciso”, Amnesty aveva denunciato come la polizia filippina avesse ucciso, o avesse pagato per uccidere, migliaia di presunti autori di crimini di droga in un’ondata di esecuzioni extragiudiziali equiparabili a crimini contro l’umanità.

giovedì 31 marzo 2016

USA - Ergastolo per possesso di droga. Obama commuta la pena a 61 detenuti con questo reato

Ansa
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commutato la pena per 61 detenuti condannati per reati di droga. Si tratta di una passo significativo verso la riforma della Giustizia penale che Obama spinge da tempo. 

La visita di Obama al penitenziario di El Reno, Oklahoma nel 
luglio 2015. Primo presidente americano visitare un carcere
Oltre un terzo dei detenuti interessati dal provvedimento è stato condannato all'ergastolo, tutti per possesso di droga, intenzione di cedere sostanze stupefacenti e reati affini. 

La gran parte sono considerati non violenti sebbene alcuni erano stati incriminati di reati relativi al possesso di armi da fuoco. L'intervento di Obama è volto a ridurre le loro sentenze, con la gran parte dei detenuti che verranno rilasciati il prossimo 28 luglio. 

venerdì 28 marzo 2014

Iran, la guerra al narcotraffico ha provocato solo in un anno 500 impiccagioni

La Repubblica
Il possesso o il trasporto di droga anche meno di 500 grammi in Iran viene punito con la pena capitale. Circa 390 tonnellate di oppio sono state sequestrate in Iran nel 2012 che è pari al 72 per cento di tutti i sequestri nel mondo
Teheran - L'Iran sta combattendo da anni una dura guerra alla droga, sia all'interno del Paese che alle sue frontiere. Le Nazioni Unite hanno elogiato il ruolo molto attivo dell'Iran per la lotta contro le droghe ma condannano i metodi volti a frenare questa piaga. Il Primo Ministro Zarif, in una lettera inviata ieri 26 marzo a Ban Ki-moon critica il poco interesse da parte della comunitá internazionale per non fronteggiare abbastanza questa minaccia globale.

Giustiziati per reato di droga. Lo scorso febbraio, le Nazioni Unite hanno dichiarato che almeno 80 persone, ma probabilmente di piú, sono state giustiziate per presunti reati legati alla droga dall'inizio dell'anno. Il possesso o il trasporto di droga anche meno di 500 grammi in Iran viene punito con la pena capitale. Dall'11 ottobre 2012 al 10 ottobre 2013 piú di 500 persone sono state impiccate in diverse città dell'Iran e questa cifra rappresenta un aumento del 9 % del numero di impiccagioni, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le autoritá hanno dichiarato che l'80 per cento dei giustiziati erano detenuti condannati per reati di droga.

Le accuse da parte delle Nazioni Unite. In un recente rapporto, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha accusato la nuova amministrazione iraniana di non impegnarsi per migliorare la situazione dei diritti umani, sottolineando il forte aumento delle esecuzioni capitali nel paese, ma riconoscendo al nuovo leader Hassan Rouhani di aver fatto alcuni lodevoli passi in avanti.

La risposta dell'Iran. Non é tardata la risposta da parte del Governo iraniano, che ha definito "vergognoso" privo di fondamento e mancante di credibilitá giuridica il rapporto delle Nazioni Unite, suggerendo che le impiccaggioni sono dovute ai trafficanti di droga, nei confronti dei quali il Paese ha ingaggiato una vera e propria guerra da anni. Secondo i media iraniani, le accuse sarebbero rivolte in particolare alle numerose esecuzioni dei trafficanti di sostanze stupefacenti. La campagna massiva contro il narcotraffico ha provocato la morte di quasi 4.000 forze di polizia iraniane nel corso degli ultimi 34 anni.

Gli elogi all'Iran. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif e il direttore esecutivo dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), Yury Fedotov, a margine di un incontro tenutosi a Vienna sui negoziati sul nucleare delle sei grandi potenze mondiali, hanno avuto uno scambio di opinioni sugli sforzi internazionali necessari per combattere la crescente minaccia del narcotraffico. Fedotov che aveva elogiato l'Iran per il suo impegno e successo della campagna anti-narcotici ha dichiarato che l'Iran ha assunto un ruolo attivo e fondamentale per la lotta contro le droghe illecite; ha inoltre aggiunto che circa 390 tonnellate di oppio sono state sequestrate in Iran nel 2012 che è pari al 72 per cento di tutti i sequestri nel mondo.

La lettera del Ministro Javad Zarif a Ban Ki-moon. In una lettera inviata a Ban Ki-moon ieri, 26 marzo, Javad Zarif ha messo in risalto come le Nazioni Unite non stiano dando alcun aiuto all'Iran nei numerosi attacchi terroristici riferendosi in particolare all'uccisione di uno dei cinque soldati catturati da un gruppo di estremisti al confine con il Pakistan. In gran parte della lettera Zarif ha sottolineato che la lotta al narcotraffico sta costando all'Iran molteplici vite umane. "Mentre il nostro sacrificio serve a proteggere l'intera umanitá dal flagello della droga la comunitá internazionale non sembra fare abbastanza per questa guerra senza fine", ha scritto Zarif.

Barriere anti droga. L'Iran è da sempre considerata una delle principali vie per il traffico di oppio ed eroina provenienti dall'Afghanistan che fornisce circa il 90 per cento dell'oppio mondiale. Per contrastare il fenomeno, le autorità iraniane hanno eretto negli ultimi vent'anni delle barriere anti-droga, hanno schierato al confine orientale 50 mila guardie e introdotto (2011) una nuova squadra di 40 cani antidroga. Fino ad oggi lo Stato ha speso circa 1 miliardo di dollari per erigere muri, trincee, recinzioni, torrette di osservazione e comprare apparecchiature sofisticate e tecnologiche.

Secondo l'ONU il 2,2 per cento di iraniani usa droghe. Secondo i dati delle Nazioni Unite circa il 2,2 per cento degli adulti iraniani sono dipendenti da droghe, il tasso più alto al mondo. Dopo la rivoluzione del '79, l'Iran ha risposto con forza alla nuova emergenza, modificando la legge sulla droga e imponendo pene più severe e controlli mirati. A preoccupare di più le autorità di Teheran non è solo il traffico di oppiacei di produzione afgana, bensì la crescente emergenza legata al fiorente mercato delle metamfetamine. Nell'ultimo anno, le autorità iraniane hanno provveduto al sequestro di laboratori per la produzione di droghe sintetiche, dislocati nel paese.

lunedì 20 gennaio 2014

Vietnam, record di condanne a morte - Trenta esecuzioni per traffico di eroina

La Stampa
Mai così tante pene capitali in un processo: sequestrate 2 tonnellate di sostanze

Trenta condannati a morte per traffico di droga. E’ successo in Vietnam in quello che è stato definito il processo dei record. Mai così tanti imputati insieme (89 in tutto), mai così tante pene capitali inflitte e mai così tante sostanze stupefacenti trafficate (due tonnellate di eroina, secondo le autorità). Quello che si è concluso oggi è stato sicuramente il processo per droga più importante di sempre nel Paese comunista. Un forte segnale alle organizzazioni criminali.

I media statali hanno riferito che “21 uomini e 9 donne sono stati giudicati colpevoli di far parte di quattro bande collegate che avrebbero introdotto l’eroina dal Laos, per farla poi entrare in Cina”. Il processo, presieduto dal giudice Ngo Duc, per motivi di sicurezza si è tenuto presso la prigione della provincia settentrionale di Quang Ninh ed è durato 20 giorni. “Si tratta della prima tappa di una larga indagine contro il narcotraffico”, ha dichiarato Ngo Duc. Gli altri imputati sono stati condannati a pene detentive che vanno dai due anni di carcere fino all’ergastolo. Per ora non è stato possibile parlare con gli avvocati difensori per conoscere i dettagli delle accuse.

Le pene per reati legati al possesso di droga in Vietnam sono molto dure. Già lo scorso 14 gennaio un altro tribunale aveva condannato a morte tre uomini in relazione al traffico e alla vendita di circa 250 chilogrammi di eroina. Si tratta di Da Anh Dung, 37 anni, Ha Van Quan, 31 anni, e Bui Van Thuong, 30 anni. I tre apparterrebbero a una organizzazione responsabile dello smercio – dal 2007 al 2009 – di 720 panetti di eroina, in Vietnam e Cina. La polizia sarebbe sulle tracce dei complici.