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giovedì 28 settembre 2017

Ennesima strage Usa a Kabul: raid contro i talebani, missile fuori controllo fa strage di civili

Globalist
La Nato ha ammesso l'errore 'perché un missile ha funzionato male'. Ossia hanno sparato sulla gente.

Ennesima strage, ennesimo bombardamento sciagurato: un raid aereo americano, lanciato in risposta a un attacco dei talebani all'aeroporto internazionale di Kabul, ha causato "diverse vittime" perché un missile "ha funzionato male". Lo ha reso noto la Nato, senza precisare se si tratta di morti o di feriti.

"Purtroppo un missile ha funzionato male, causando diverse vittime", si legge in un comunicato della missione Nato Resolute Support.
I miliziani hanno lanciato oggi diversi missili e colpi di mortaio contro l'aeroporto e la vicina zona residenziale, poche ore dopo l'arrivo nella capitale afgana del segretario alla Difesa Usa Jim Mattis. Secondo la Nato, i talebani hanno anche "azionato giacche esplosive, mettendo in pericolo numerosi civili".

Le forze americane sono allora intervenute con "un sostegno alle forze afgane di intervento rapido, lanciando un raid aereo", ha spiegato l'Alleanza atlantica, esprimendo "profondo rammarico" e annunciando che "è in corso un'inchiesta sull'operazione e sul missile difettoso".

Secondo un bilancio fornito dal ministero dell'Interno afgano, nell'attacco dei talebani una donna è morta e 11 civili sono rimasti feriti.

venerdì 25 agosto 2017

Siria: allarme Amnesty per migliaia civili intrappolati

AnsaMed
Migliaia di civili sono intrappolati a Raqqa, sotto il fuoco di tutte le parti in conflitto, e "centinaia" sono stati uccisi o feriti, anche dai bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa che appoggia l'avanzata delle forze a predominanza curda per strappare all'Isis la sua 'capitale' siriana. 


Lo afferma Amnesty International in un rapporto basato su testimonianze dei sopravvissuti che sono riusciti a fuggire.
Secondo stime dell'Onu, sono tra i 10.000 e i 50.000 i civili ancora intrappolati in città, che dall'inizio di giugno è investita dall'offensiva delle cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf), a maggioranza curda.
Sopravvissuti e testimoni hanno detto ad Amnesty che i miliziani dell'Isis usano trappole esplosive e cecchini per fermare chiunque tenti di fuggire dalla città, mentre continuano gli incessanti bombardamenti di artiglieria e aerei della Coalizione internazionale. 

Allo stesso tempo, altri testimoni parlano di bombardamenti compiuti dalle forze governative siriane, sostenute dalla Russia, a sud dell'Eufrate, anche con l'impiego di bombe a grappolo vietate dalle normative internazionali.

"Migliaia di civili - ha affermato Donatella Rovera, senior adviser per la risposta alle crisi di Amnesty International - sono intrappolati in un labirinto mortale dove sono sotto il fuoco di tutte le parti. Sapendo che l'Isis usa i civili come scudi umani, le Sdf e le forze Usa devono raddoppiare gli sforzi per proteggere i civili, soprattutto evitando di effettuare attacchi sproporzionati e indiscriminati e creando vie di fuga sicure".

giovedì 22 giugno 2017

Export d'armi. Appello al Parlamento: basta bombe italiane all'Arabia Saudita

Avvenire
Le associazioni: subito una mozione parlamentare, come quella Ue, per bloccare l'invio di armamenti per la guerra in Yemen e per finanziare la riconversione delle industrie belliche
Frammento di un ordigno RWM Italia: per l'ong Mwatana è stato usato a ottobre in Yemen in un raid che ha ucciso 6 persone, di cui 4 minori, condotto dalla Coalizione internazionale a guida saudita contro l'insurrezione locale degli Huthi
L'appello, presentato stamattina alla sala stampa della Camera dei deputati, è sottoscritto da Amnesty International Italia, Rete della pace, Fondazione finanza etica, Oxfam Italia, Movimento dei focolari e Controllarmi-rete italiana per il disarmo. 

Le associazioni chiedono a deputati e senatori di portare alle Camere una mozione conforme a quella già approvata dal Parlamento europeo il 25 febbraio 2016 - e confermata il 15 giugno - che invitava ad avviare «un'iniziativa finalizzata all'imposizione di un embargo da parte dell'Unione europea sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita», nazione alla guida dell'intervento militare di una coalizione contro lo Yemen, senza alcun mandato delle Nazioni Unite.

Il Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, inviato il 27 gennaio al Consiglio di sicurezza dell'Onu, documenta l'uso di ordigni italiani nei bombardamenti sulle aree civili affermando che queste azioni «possono costituire crimini di guerra». 

Il cartello dei promotori ricorda che l'Italia vende bombe prodotte nello stabilimento della RWM Italia Spa di Domusnovas, vicino Cagliari. RWM Italia - azienda italiana con sede a Ghedi, Brescia, controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall - secondo la relazione al Parlamento della legge 185 sulle esportazioni di armi, nel 2016 ha ottenuto 45 nuove autorizzazioni dal nostro ministero degli Esteri per un totale di 489,5 milioni di euro. Un vero e proprio boom, rispetto al 2015 quando aveva ottenuto autorizzazioni per 28 milioni, che ha portato la RWM al terzo posto per giro d'affari nel settore Difesa in Italia.

Vendere ordigni che hanno contribuito a uccidere 4.700 civili e ferirne 8 mila secondo i promotori è una triplice violazione di legge da parte del governo: dell'articolo 11 della Costituzione, della legge 185/90, del Trattato internazionale sul commercio delle Armi ratificato dall'Italia nel luglio del 2014. La procura di Brescia ha da tempo aperto un'inchiesta. 

Oltre allo stop dell'esportazione di armi, la mozione chiederà l'attivazione e il finanziamento del fondo per la riconversione dell'industria bellica, previsto nella stessa legge 185/90, per superare l'aut-aut tra conservazione degli 86 posti di lavoro della RWM in un territorio economicamente depresso in cambio della produzione di strumenti di morte.

Quando si trattò di convertire la fabbrica di Domusnovas da produzioni civili a produzioni militari, d'altronde, i soldi pubblici vennero trovati: nel 2001 infatti lo Stato finanziò con diversi miliardi di lire la riconversione della Sei (Sarda esplosivi industriali) che produceva esplosivi per cave e miniere, all'epoca controllata dalla francese Saepc. La fabbrica venne ampliata e convertita alla produzione militare di bombe da aereo, l'attuale RWM.

Luca Liverani

venerdì 16 giugno 2017

Ong, bombe prodotte Italia in raid Yemen che hanno ucciso civili di cui 4 bambini

Ansa
Dopo raid aereo trovati frammenti di ordigni della RWM Italia
Bombe prodotte in Italia dalla società RWM Italia - che ha sede legale a Ghedi (Brescia) e la fabbrica a Domusnovas in Sardegna, ma che fa capo al gruppo tedesco Rheinmetall - sono state usate lo scorso ottobre in Yemen in un raid che ha ucciso almeno 6 persone, di cui 4 minori, che è stato condotto dalla Coalizione internazionale a guida saudita contro l'insurrezione degli sciiti Huthi. 

Lo denuncia all'ANSA l'ong yemenita Mwatana, collegata all'Onu, che documenta violazioni commesse contro civili in Yemen. La fonte ha inviato prove fotografiche. Raggiunto al telefono, il capo ufficio stampa di Mwatana, Taha Yaseen, ha invece confermato quanto scritto dalla stessa organizzazione lo scorso 24 marzo in un rapporto sulle vittime civili causate, tra l'altro, da un raid aereo notturno dell'8 ottobre nella regione nord- occidentale di Hodeida. "Sul luogo dell'attacco sono stati rinvenuti resti degli armamenti usati nel bombardamento. Tra questi anche un frammento di una bomba di fabbricazione italiana".

sabato 1 ottobre 2016

Siria. Un anno di raid russi, morti 3800 civili, 611 a causa della coalizione USA.

Ansa
Sono 3.804 i civili morti in un anno di raid aerei russi in Siria, dal 30 settembre del 2015. Lo afferma l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), precisando che tra loro vi sono 906 minorenni. Tra i morti vi sono 2.746 miliziani dell'Isis e 2.814 di gruppi ribelli, fondamentalisti e qaedisti del Fronte Fatah ash Sham (ex Al Nusra). Secondo l'Ondus, nei due anni di bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa, fino al 23 settembre, sono morti 611 civili su un totale di 6.213 uccisi.

E' stata distrutta stamani da raid aerei russi e governativi siriani la principale pompa d'acqua che serviva Aleppo est, la zona della città controllata dagli insorti, assediata dai lealisti e sotto il fuoco aereo russo e governativo. Lo riferisce la Società idrica siriana, citata dall'Aleppo Media Center, che riferisce che ripetuti attacchi aerei compiuti stamani hanno distrutto e reso inservibile la pompa situata a Suleiman Halabi, a est della città.

Scontri armati sono in corso stamani nel cuore di Aleppo, attorno alla Cittadella simbolo della città e patrimonio mondiale dell'Unesco. Lo riferiscono fonti locali e testimoni oculari all'ANSA secondo cui le forze governative tentano di aprirsi varchi tra le linee degli insorti asserragliati a est della cittadella. I lealisti controllano invece la collina della cittadella e tre quarti del perimetro dell'antico edificio.

La Russia ha "rinforzato" il suo contingente aereo in Siria, nella base di Latakia, e sarebbe pronta a farlo di nuovo, questa volta inviando un "folto gruppo" di Su-25, jet di attacco al suolo in grado di aumentare in modo sostanzioso la "frequenza" dei raid aerei contro le posizioni di miliziani. Lo riporta il quotidiano Izvestia, che cita una fonte "militare diplomatica".