Pagine

Visualizzazione post con etichetta San Ferdinando. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta San Ferdinando. Mostra tutti i post

domenica 24 marzo 2019

San Ferdinando - La nuova tendopoli brucia come le baracche. Muore migrante senegalese. Occorrono abitazioni sicure per i lavoratori immigrati

La Repubblica
Il sindaco: "Speravamo non dover assistere più a drammi del genere". In un anno tre vittime. Salvini: "Addolorato, se c'era la vecchia baraccopoli conseguenze più gravi". Il sospetto di un'azione dolosa. Il prefetto: in arrivo moduli abitativi in dieci comuni al posto delle tende.


San Ferdinando (Reggio Calabria) - Doveva essere la soluzione contro gli incendi, il degrado, la paura, la morte, ma ha ucciso ancora la tendopoli di San Ferdinando. Un nuovo rogo, divampato questa notte, è costato la vita ad uno degli ospiti della struttura messa in piedi circa un anno e mezzo fa dalla prefettura di Reggio Calabria a pochi passi dalla baraccopoli, quindi saturata di tende il 6 marzo scorso, quando il ghetto è stato buttato giù.

La vittima è un giovane senegalese di 32 anni, Sylla Naumè. Era uno dei migranti insediati nella baraccopoli demolita recentemente e trasferiti nella tendopoli. Il corpo carbonizzato del giovane e' stato trasportato in un obitorio, salutato da decine di migranti che in silenzio hanno assistito al recupero della salma.

La dinamica del rogo rimane tutta da chiarire. Per adesso si sa solo che l’incendio si sarebbe sviluppato in un angolo di una tenda da sei posti dove erano presenti diversi cavi elettrici. Ma – quanto meno in teoria – l’intera struttura avrebbe dovuto essere ignifuga e per questo più sicura. "Abbiamo aperto un'indagine per comprendere cosa sia successo e come mai un incendio sia divampato all'interno della tendopoli. Sono in corso le verifiche dei vigili del fuoco e abbiamo acquisito anche le immagini delle telecamere interne" spiega il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza appena arrivato alla tendopoli di San Ferdinando per procedere personalmente ad un sopralluogo. "E' vero che le tende sono ignifughe - dice Sferlazza, dopo aver parlato con i tecnici - ma questo significa che la combustione è molto più lenta". Un dato che tuttavia non contribuisce a chiarire la dinamica e i tempi in cui si è sviluppato l'incendio e soprattutto perchè da quella tenda Sylla non sia riuscito ad uscire. L’unico di cinque occupanti. Ufficialmente, ipotesi non ce ne sono, tuttavia i vigili del fuoco che procedono ai rilievi sembrano credere poco al corto circuito.
“Voi non volete capire quello che è successo, non lo volete sapere davvero, non volete far sapere davvero cosa succeda qui” gridano i braccianti della tendopoli, cercando di avvicinare il magistrato e il prefetto. In lacrime, un parente di Sylla è stato accompagnato all’obitorio per il riconoscimento formale del corpo.

L’uomo è il terzo ucciso dal fuoco da quando i braccianti della Piana sono stati confinati nella seconda zona industriale di San Ferdinando. Il 16 febbraio scorso un incendio era costato la vita al 29enne senegalese, Moussa Ba. In precedenza, il 2 dicembre 2018 Surawa Jaith era morto pochi giorni prima del suo diciottesimo compleanno e prima di lui, il 27 gennaio dello stesso anno, era morta Becky Moses, 26enne nigeriana.




[...]




Alessia Candito

sabato 16 febbraio 2019

Baraccopoli di San Ferdinando, un altro rogo, muore giovane migrante. Altra vittima delle condizioni in cui sono costretti a vivere i lavoratori immigrati

Il Messaggero
Un incendio è divampato la notte scorsa nella baraccopoli di San Ferdinando ed ha provocato una vittima. Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco che hanno allestito una postazione fissa sul posto. 


La vittima, secondo le prime notizie raccolte dagli investigatori, si chiamerebbe Aldo (il nome italiano che si era dato) Diallo, senegalese, di circa 35 anni. L'identificazione non è ancora ufficiale, visto che nel rogo sono andati distrutti anche i suoi documenti, ma il nome emerge dai racconti degli altri migranti che vivono nella tendopoli.
Una quindicina le baracchie distrutte nell'incendio. Sono in corso le indagini per accertare la dinamica di quello che è avvenuto. I quindici migranti rimasti senza un tetto sono stati ricoverati presso la nuova tendopoli gestita dal Comune di San Ferdinando, e grazie all'intervento immediato dei vigili del fuoco, il cui presidio è all'esterno del campo, e delle forze dell'ordine, è stato possibile contenere ulteriori, gravi effetti.

C'è tensione tra i migranti che vivono nella baraccopoli. Da tempo chiedono soluzioni abitative alternative che superino l'emergenza della baraccopoli. Nel campo, stamani, c'è chi è pronto a dare vita ad un corteo di protesta fino a San Ferdinando. 

Al momento comunque, non si sono registrati problemi. Intanto il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, ha immediatamente convocato alle 6 di questa mattina una riunione di Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, presso la sede del Comune di San Ferdinando. 

Nel corso dell'incontro è stato messo a punto un piano per trasferire i migranti in una migliore situazione alloggiativa. Dopo le procedure di identificazione e la verifica dei requisiti di legge (permesso di soggiorno), quelli che lo vorranno saranno trasferiti nei centri Sprar o Cas della provincia di Reggio Calabria. Nel corso del vertice il Prefetto ha richiamato «l'importanza di attuare politiche attive di integrazione ed inclusione nel tessuto socio economico della Piana di Gioia Tauro - si legge in una nota - attraverso forme di accoglienza diffusa, anche ai sensi dell'art. 40 del Testo unico sull'immigrazione, così come convenuto nelle riunioni che si sono susseguite in Prefettura. In quelle occasioni, anche la Regione Calabria ha manifestato la disponibilità a contribuire alla soluzione del problema con strumenti che incentivino le locazioni, come la creazione di un apposito Fondo di garanzia per i proprietari che concedono un immobile in locazione, nonché l'investimento di risorse finanziarie per l'eventuale ristrutturazione di beni confiscati o del patrimonio pubblico». Al vertice erano presenti il Questore Raffaele Grassi, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Flavio Urbani, il vice comandante dell'Arma dei carabinieri, Stefano Romano, il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, il rappresentante di vigili del fuoco, Carmelo Triolo.

I precedenti
Con l'uomo morto la notte scorsa, salgono a tre le vittime di incendi nella baraccopoli di San Ferdinando registrate in un anno.
Il 27 gennaio 2018 perse la vita una 26enne nigeriana, Becky Moses. In quel caso l'incendio fu doloso. Pochi mesi dopo la polizia ha fermato una donna ritenuta la mandante del rogo, fatto appiccare per gelosia.
Il 2 dicembre 2018, morì Surawa Jaith, del Gambia, che avrebbe compiuto 18 anni pochi giorni dopo.
In precedenza, nella baraccopoli dove nel periodo invernale vivono anche migliaia di migranti impegnati nei lavori di raccolta degli agrumi nei campi della piana di Gioia Tauro, si erano verificati altri incendi che non avevano causate vittime solo per puro caso.