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mercoledì 7 febbraio 2018

Spagna - Il maltempo non frena sbarchi migranti a Ceuta e Melilla - Oltre 80 in 48 ore

Ansa
Madrid - Il maltempo e il gelo invernale non fermano gli sbarchi di migranti nelle enclavi spagnole in nord Africa. Complessivamente 81 migranti che viaggiavano su tre imbarcazioni sono stati tratti in salvo al largo di Ceuta e Melilla nelle ultimi 48 ore. 


Trentuno migranti di origini subsahariane sono stati soccorsi da una motovedetta dalla Guardia Civil mentre tentavano di arrivare alla costa settentrionale di Melilla a bordo di un gommone. Fra le persone che hanno rischiato di annegare, due donne e due minori, caduti in mare dopo che l'imbarcazione era stata bucata in maniera intenzionale prima dell'arrivo degli agenti, informano fonti del governo di Melilla. 

Il gommone era stato avvistato dal servizio di frontiera dell'istituto armato al largo di Horcas Coloradas, una località nella zona nord della città autonoma. I migranti soccorsi sono stati assistiti allo sbarco da volontari della Croce Rossa, mentre le due donne con i minori sono stati trasferiti in ospedale. 

Altri undici stranieri di origini subsahariane sono stati soccorsi all'alba di oggi su un'imbarcazione al largo di Bebzú, nell'altra enclave spagnola di Ceuta. Intercettata all'altezza della località di Calamocarro da una motovedetta della Guardia Civil, la barca a motore era in avaria ed è stata trainata a Ceuta. 

I migranti sono stati aiutati nello sbarco da una squadra di emergenza della Croce Rossa ed erano tutti in buone condizioni di salute, nonostante le basse temperature. Domenica sera, altri 39 stranieri di origini subsahariane, fra i quali quattro donne e un minore, erano sbarcati nelle Isole Chafarinas, arcipelago spagnolo al largo delle coste marocchine. 

Soccorsi dai militari del distaccamento locale, sono stati trasferiti successivamente a Melilla, nel centro di soggiorno temporaneo per immigrati, in attesa delle procedure per il rimpatrio nei paesi d'origine. Sabato scorso Melilla è stata teatro di una nuova tragedia, dopo il recupero in mare, a cinque miglia dalla costa, di una ventina di cadaveri di immigranti annegati nel naufragio dell'imbarcazione sulla quale viaggiavano. 

Gli sbarchi degli ultimi giorni confermano che la rotta migratoria verso Melilla continua a essere fra le più battute nel Mediterraneo occidentale dopo l'aumento registrato lo scorso anno, quando 681 migranti arrivarono nella città autonoma su 29 imbarcazioni, a fronte dei soli 70 sbarcati nel 2016, secondo i dati del ministero degli Interni. 

Altri 4.184 'sin papeles' sono riusciti ad accedere all'enclave spagnola via terra nel 2017, rispetto ai 3.818 registrati l'anno prima. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), la Spagna è stato quest'anno il secondo punto di accesso privilegiato per i migranti che arrivano in Europa con 1.279 arrivi. Al primo posto l'Italia con 4.256 sbarchi.

martedì 8 agosto 2017

La corsa dei migranti coglie di sorpresa le guardie: in 180 superano il valico nell'enclave di Ceuta

La Repubblica
Una corsa di un chilometro alle prime luci dell'alba al valico di frontiera di Tarajal per eludere la sorveglianza. Così 187 migranti sono riusciti a superare il confine tra il Marocco e l'enclave spagnola di Ceuta, in Africa. 

''Non c'erano stati tentativi simili da molto tempo'', ha spiegato un portavoce della Guardia civile all'agenzia Afp. Quasi tutti, per la maggior parte giovani provenienti dall'Africa subsahariana, sono stati trasferiti in un centro dove potranno fare domanda d'asilo. 

Secondo il ministero degli interni di Madrid, sono 10.751 i migranti irregolari entrati in territorio spagnolo via terra o mare nei primi sei mesi dell'anno, 3.204 dei quali attraverso le enclave di Ceuta e Melilla. I due territori autonomi, parte dell'Unione Europea, sono enclave spagnole appartenenti geograficamente all'Africa e politicamente alla Spagna

lunedì 20 marzo 2017

Migranti, le rotte nel Mediterraneo: i casi di Ceuta e Melilla

Look Out
Gli accordi stipulati tra UE e Marocco e i sistemi di controllo garantiscono stabilità in quest’area, ma molte ONG denunciano il mancato rispetto dei diritti umani. La situazione nelle due enclave spagnole


Ceuta e Melilla, due territori spagnoli nel Nord del Marocco, città autonome dal 1995, unico confine terrestre tra Europa e Africa. Quando si parla di flussi migratori verso l’Europa, si fa riferimento alla rotta balcanica o alla rotta del Mediterraneo centrale che collega la Libia alle coste italiane. Ma esistono anche due vie d’ingresso in Spagna. Da una parte, la rotta dell’Africa Occidentale, dalla costa atlantica del Marocco verso le isole Canarie, sempre meno utilizzata. Dall’altra, quella del Mediterraneo Occidentale, che passa per le due enclave di Ceuta e Melilla, circondate da una doppia barriera di filo spinato e fossati.

Negli anni Novanta, i migranti diretti in Spagna erano per lo più cittadini marocchini e algerini. Poi, a causa dei numerosi conflitti, il Marocco si è trasformato in Paese di transito per i migranti africani sub-sahariani, provenienti da Mali, Sudan, Ciad, Camerun, Nigeria, Repubblica Centrafricana. Con un aumento delle persone in movimento lungo questa rotta e diversi episodi di tensione al confine.

Oggi, secondo i dati forniti dall’agenzia europea Frontex e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), il flusso migratorio è contenuto, anche se in progressivo aumento per via della crisi siriana. Nel 2016, 10.231 migranti hanno tentato di oltrepassare illegalmente il confine spagnolo a Ceuta e Melilla. Dal gennaio del 2015 al marzo del 2017, sono stati registrati 18.985 arrivi in Spagna. Un numero comunque limitato, se confrontato con gli oltre 351.000 arrivi in Italia nello stesso periodo.

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di Alice Passamonti

martedì 5 gennaio 2016

Melilla, laboratorio de las políticas migratorias de la Unión Europea

EL FARO
Gadem y Migreurop apuntan que las ‘devoluciones en caliente’, que dicen que van contra los derechos humanos, se prueban en la ciudad para después ‘exportarlas’.
Melilla y Ceuta son una especie de ‘campos de prueba’ de las políticas migratorias de la Unión Europea (UE), dado que suponen la única frontera terrestre entre territorio comunitario y países africanos. Esta es una de las conclusiones del informe elaborado por la ONG marroquí Gadem y por la plataforma europea Migreurop, que engloba a organizaciones españolas como la Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía (APDHA).
Estas ONGs consideran que mecanismos como las conocidas como ‘devoluciones en caliente’ , que dicen que van en contra de los derechos fundamentales, se aplican en estas ciudades para comprobar su efectividad.
Asimismo, el documento expone que “las autoridades marroquíes y españolas parecen gozar de impunidad a la hora de aplicar políticas para combatir la inmigración irregular”.

Clasificación de personas
Este informe, titulado ‘Ceuta y Melilla, centros de clasificación a cielo abierto’, pretende demostrar también que ambas ciudades autónomas, con sus especiales circunstancias en cuanto a la libertad de movimiento y lugar de estancia temporal para los migrantes, sirven como lugar para que las autoridades determinen si se trata de un “refugiado bueno” o de un “inmigrante malo”.
De hecho, este documento critica que las oficinas de asilo son “inaccesibles” para algunos potenciales solicitantes, y que estas instalaciones las usan mayoritariamente los sirios, pero también argelinos y palestinos de origen sirio, dejando a un lado a las personas que provienen de países subsaharianos.

CETI, segunda fase
El informe elaborado sobre el terreno estudiando casos concretos de migrantes y refugiados, tanto en Melilla como en Nador, muestra un Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes (CETI) que sirve de segunda fase para esa “clasificación” de extranjeros que dicen que se da en la ciudad y en sus fronteras.
Sobre este tema, plantean un centro que ‘retiene’ a las personas hasta determinar si tienen derecho a estar en el país. Este hecho se debe a las características especiales del CETI y de la ciudad, que impiden que el residente se mueva libremente por España, viéndose obligado a quedarse en Melilla.
A este respecto, el propio documento se hace eco de las preguntas que hizo el ya ex diputado Jon Iñarritu al Gobierno, cuestionando por qué se dosificaba la entrada de refugiados a Melilla, especialmente cuando el CETI superaba con creces su capacidad.

Un pacto no escrito entre España y Marruecos
Dado que Gadem y Migreurop elaboraron el informe ‘Ceuta y Melilla centros de clasificación a cielo abierto’ a lo largo de este mismo año, hacen especial hincapié en la llegada de refugiados sirios y especulan con que podría haber un acuerdo no escrito entre España y Marruecos para dosificar la llegada de estos refugiados.
El documento manifiesta que, mientras que en un principio llegaban hasta 70 sirios al día a Melilla, tras una visita del ministro del Interior, Jorge Fernández Díaz, a Rabat, el número cayó a entre 20 y 25.
Ante esta tesitura, el informe abre dos hipótesis. Por un lado, asegura que los hoteles, taxis y restaurantes de Nador nunca se habían visto tan desbordados, máxime cuando más sirios se veían obligados a viajar hasta la frontera de Beni Enzar para intentar cruzar.
También señala la presencia de las mafias, que apuntan que llegan a cobrar hasta 3.000 euros por facilitar la entrada a Melilla. Ante estos argumentos, el informe subraya indicios de acuerdo hispano-marroquí.

domenica 27 dicembre 2015

Une association de migrants dénonce la répression à Ceuta et Melilla

RFi Afrique
Plus de 300 migrants africains ont tenté de gagner l'Espagne par l'enclave de Ceuta à l'aube ce vendredi 25 décembre au matin, à la nage ou en escaladant la clôture frontalière au Maroc. Bilan : deux migrants sont morts et 120 ont été interceptés par les autorités.
Cette arrivée massive de migrants ne surprend pas le coordinateur du Conseil des migrants subsahariens du Maroc. Selon Camara Laye, ces migrants vivent dans des conditions très difficiles au Maroc. Et les conditions d'accueil à leur arrivée en Espagne ne sont pas meilleures.

« On ne peut même pas parler d’accueil, fustige Camara Laye. L’accueil, c’est quand il y a quelque chose de digne. Il n’y a plus de place dans les centres donc les conditions sanitaires ne sont pas appropriées. Tout individu aspire à de meilleures conditions de vie. Ceux qui sont là-bas c’est parce que la situation est difficile. »

Répression
Après des campagnes de répression féroce au cours des derniers mois dans l'enclave espagnole de Melilla, les migrants choisissent maintenant le nord du Maroc pour tenter d'entrer sur le sol européen, analyse le coordinateur du Conseil des migrants subsahariens du Maroc.

« Dans les villes du nord, à Tanger par exemple, il y a eu un ratissage vendredi : on prend les gens, on les refoule immédiatement vers le sud. Parce que l’objectif des forces de l’ordre marocaines, c’est d’éloigner le plus possible les migrants des frontières, explique-t-il. Pour nous, franchement, ce n’est pas la solution. C’est le reflet de la politique de l’Union européenne. C’est l’Union européenne qui met la pression sur le Maroc pour éloigner les migrants. Or, ce n’est pas la solution. »

Clôtures renforcées
Selon Camara Laye, l'ajout de clôtures surmontées de barbelés et le renforcement de la surveillance à Melilla ne règlent pas le problème. Ces mesures forcent simplement les migrants à changer de route vers Ceuta.

« Depuis le mois de février 2015, il y a eu un ratissage à Melilla. Principalement à Gourougou, où étaient réfugiés des centaines de migrants. Cette ville est actuellement occupée par les forces de l’ordre marocaines. Donc toutes les tentatives vers Melilla sont vouées à l’échec, souligne-t-il. Les grillages ont été renforcés. Le passage est quasiment impossible. C’est pourquoi les migrants se sont tournés maintenant vers Cassiago, dans la forêt où ils vont se jeter à l’eau comme on l’a vu [ce vendredi 25 décembre ndlr]. A chaque fois, on les prend, on les refoule, on les bastonne, ils sont blessés. »

Chaque année, des milliers de migrants risquent leur vie pour atteindre les enclaves de Ceuta et Melilla, les seules frontières terrestres de l'Union européenne avec l'Afrique. L'Espagne avait consolidé les clôtures frontalières des deux enclaves l'an dernier pour faire face à un afflux de migrants.

martedì 7 luglio 2015

Immigrazione: pugno di ferro marocchino sulla rotta di Melilla

La Repubblica
Sul Monte Gurugu non c'è più traccia di persone. L'ultimo raid dell'esercito marocchino, un paio di mesi fa, ha colpito nel segno. Le pendici che guardano l'enclave spagnola di Melilla e l'Europa sono ora deserte, nessun migrante le abita, come era abitudine da diversi anni oramai. Migliaia di persone sono state prese, caricate su camionette militari e portate in diverse città del Marocco. Dove, e a fare cosa, non è dato saperlo.
Qui dal Gurugu (come abbiamo raccontato in questo reportage del gennaio 2015) ogni settimana centinaia di migranti sub-sahariani, in fuga da guerre e povertà, partivano di corsa per provare a saltare i dodici chilometri di muro e filo spinato che dividono la piccola enclave spagnola di Melilla dal territorio marocchino.

Pochi ce la facevano, la maggior parte veniva catturata dalla Guardia Civil e, in spregio a tutte le convenzioni internazionali, rimandata indietro e messa nelle mani delle forze dell'ordine marocchine, accusate da associazioni, ong e istituzioni di violenze inaudite nei confronti dei migranti. Nel 2014 circa 2.300 migranti sono riusciti a saltare il muro di Melilla, mentre più di 20.000 ci hanno provato. Numeri importanti che, sommati a quelli di Ceuta, altra enclave spagnola in territorio marocchino, fanno del regno di Mohammed VI la seconda porta d'accesso in Europa per i migranti in territorio africano, dopo ovviamente la Libia. Un paese, il Marocco, che sta cercando di fronteggiare il flusso di migranti sub-sahariani, non sempre con metodi ortodossi.

Se i raid sul monte Gurugu hanno portato alla distruzione dell'accampamento, nelle altre città marocchine i raid della polizia di Rabat stanno continuando a spron battuto, alimentando numerose polemiche. È di pochi giorni fa, infatti, l'operazione di polizia messa in campo a Tangeri con l'obiettivo di sgomberare decine di edifici occupati da migranti in attesa di imbarcarsi per l'Europa. Secondo l'associazione marocchina per la difesa dei diritti umani (Gadem), le forze dell'ordine hanno usato una violenza sproporzionata, arrestando numerose persone e portandole con la forza in altre località del Marocco.

Nel corso dell'operazione un migrante è morto cadendo dalla finestra di un edificio. Ufficialmente è la seconda vittima da settembre, quando un senegalese era stato ucciso nel corso di alcuni scontri tra migranti e residenti marocchini. Il clima di intolleranza nei confronti dei migranti in Marocco sta montando.

Lo dicono le ong, gli attivisti, i pochi media indipendenti. I migranti sub-sahariani, cacciati dal Gurugu, si nascondono ora nelle foreste attorno a Nador, in attesa di un passaggio via mare o nel vano motore di una macchina per entrare a Melilla. Dall'inizio del 2015 sono infatti crollati i tentativi di salto del muro. L'intensificarsi delle azioni di polizia marocchine, con il tacito avallo da parte del governo spagnolo di Mariano Rajoy, ha spinto i migranti provenienti dai paesi a sud del Sahara a dirigersi verso la Libia. Negli ultimi mesi, spiega la Guardia Civil, sono invece aumentati in maniera esponenziale i migranti provenienti dalla Siria.

Arrivano a piedi dall'Algeria. La maggior parte acquista documenti falsi in Marocco così da poter passare il confine e una volta arrivata in territorio spagnolo fa domanda per l'asilo. Cambiano i protagonisti, ma Ceuta e Melilla continuano a essere l'immagine della Fortezza Europea in territorio africano.
di Tomaso Clavarino Melilla

venerdì 20 marzo 2015

Immigration: refugee offices open in Ceuta and Melilla - Will facilitate requests for asylum in Spain

ANSAmed
Madrid - Spanish Interior Minister Jorge Fernandez Diez inaugurated two international protection offices at the borders of Ceuta and Melilla to facilitate asylum requests by migrants trying to illegally enter the two Spanish enclaves in Morocco.

Fifteen Guardia Civil agents were assigned to each of the two offices, Tarajal and Beni-Enzar border gates, to identify immigrants entitled to request international protection and ensure the start of the asylum applicant process "in a period of eight days." 

The initiative, Fernandez Diaz told media, is "a step of enormous significance to facilitate access to international procedure at the border, and bring international and European legislation to the subject." Applications will be reviewed and resolved, as is the case so far, by the Interior Ministry's Office of Asylum and Refugees.

sabato 28 febbraio 2015

Melilla, profughi: il varco europeo per chi viene dal Marocco è in mano alle mafie

La Repubblica
Reportage. L'entrata avviene dalla frontiera di Beni Enzan tra il Marocco e la Spagna. La marea umana che ogni giorno si accalca sulla porta dell'Enclave spagnola. Il CETI (centro dipermanenza temporanea) è pieno di migranti siriani arrivati attraverso l'Algeria. Ci sono famiglie, molti bambini, curdi-siriani. Per tutti l'arrivo a Melilla è costata migliaia di euro
Melilla
(enclave spagnola in Marocco) - Difficile la situazione nel centro di permanenza temporanea per immigrati (CETI) della città autonoma spagnola, dove sono accolte più di duemila persone. La capacità del centro di soli 500 posti è stata messa a dura a prova dagli arrivi di questi ultimi mesi, l'80% dei migranti proviene dal conflitto siriano. L'entrata avviene dalla frontiera di Beni Enzan tra il Marocco e la Spagna, per passare la marea umana che ogni giorno calca sulla porta dell'Enclave spagnola ci si affida alle mafie.

Condizioni precarie. Limitato accesso all'acqua potabile, luoghi inadeguati per ospitare famiglie con minori e sovraffollamento: queste sono alcune delle difficoltà incontrate dai migranti che aspettano di essere trasferiti nella penisola spagnola. Foto, video, preghiere e richieste vengono diffuse su un gruppo Facebook creato dagli stessi siriani del centro di accoglienza. Nel CETI di Melilla i migranti siriani sono arrivati dal Marocco attraverso l'Algeria. Famiglie, bambini, siriani di origine curda, per tutti l'entrata a Melilla è costata migliaia di Euro. La rotta Algeria, Marocco, Melilla è considerata però la più sicura. La città autonoma spagnola è uno dei due passaggi di terra che l'unione europea condivide con l'Africa. Secondo l'Associazione Andalusa a Difesa dei Diritti Umani (APDHA), nel 2014 i migranti che hanno tentano l'ingresso dalla porta di Melilla sono stati 4952.

La "generazione perduta Unicef". A pochi metri dall'affollato passo frontaliero di Farkhana, sono accampate le famiglie siriane. A causa della precaria situazione nel centro di accoglienza, i siriani preferiscono sistemarsi all'aperto. Alcune famiglie cucinano, bevono il thè e altri giocano a carte. Qasim, steso sul prato con la sua famiglia, è uno dei 4 milioni di rifugiati che ha dovuto abbandonare la Siria a causa del conflitto. Stringe tra le braccia suo figlio Amal, solo 5 anni, oggi uno dei 1,7 milioni di bambini rifugiati provenienti dalla Siria a rischio di far parte della cosiddetta "generazione perduta - Unicef". Qasim, partito dalla periferia di Aleppo è arrivato a Melilla tre mesi fa. Ha attraversato illegalmente la frontiera tra l'Algeria e il Marocco e pagato alle mafie un totale di 23.000 euro per tutto il nucleo famigliare.

Per entrare serve il passaporto marocchino. "Abbiamo attraversato di notte. Portavo mio figlio sulle spalle. Da Oujda (città marocchina sulla frontiera con l'Algeria) siamo arrivati a Nador e abbiamo aspettato qualche giorno in un hotel prima di entrare in Spagna. Inizialmente, abbiamo mostrato il nostro passaporto siriano, ma la polizia marocchina non ci ha fatto passare. Al terzo tentativo ho deciso di pagare. Sono 1200 euro a persona." Per passare serve un passaporto marocchino, poiché grazie agli accordi tra Rabat e Madrid, la circolazione nell'enclave spagnola degli abitanti di Nador, il capoluogo della regione del Rif (Marocco settentrionale) è libera da visti. Qasim aspetta impaziente con la Moglie e i suoi quattro figli di essere trasferito nella penisola, dove vuole ricominciare a vivere. Le decisioni di trasferimento da Melilla alla Spagna arrivano sulla base di "criteri casuali", spesso basati esclusivamente sulla occupazione dei centri di accoglienza.

Un fragile sistema d'asilo. Il Ministero dell'Interno spagnolo, su raccomandazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha istituito da qualche mese un'unità dell'organizzazione internazionale in prossimità dei valichi di frontiera di Ceuta e Melilla. Un progetto che secondo il governo serve a garantire l'accesso al sistema di protezione internazionale per i richiedenti asilo in arrivo dalla Siria. Secondo i dati di CEAR (Commissione Spagnola di Aiuto al Rifugiato), nel corso del 2014 ci sono state 539 richieste di asilo a Melilla, per la quasi totalità si tratta di persone di origine siriana. Cifra che sale a 1.679 domande di protezione internazionale se si guardato i dati di tutto il paese.

Le critiche al sistema spagnolo. L'organizzazione spagnola rimane però particolarmente critica e preoccupata rispetto all'accesso alle procedure d'asilo per quanto riguarda i migranti di origine sub-sahariana che entrano a Melilla saltando la barriera (molti dei quali hanno diritto protezione internazionale). "Le autorità devono garantire a tutti, indistintamente quanto stabilito dalla legislazione spagnola, europea e internazionale. A molti migranti Sub-sahariani, viene impedito di chiedere protezione", ha insistito Estrella Galán, segretaria generale di CEAR.

I respingimenti illegali. In concreto, per raggiungere il posto di frontiera via terra, dal Marocco, è obbligatorio superare un controllo preliminare della gendarmeria marocchina, che rappresenta un problema per i migranti d'origine subsahariana che vivono nel regno senza permesso di soggiorno. E mentre nell'Europa africana i siriani attendono di essere trasferiti nella Penisola, il tribunale dell'enclave spagnola di Melilla sta indagando il capo della Guardia Civil locale, il tenente e sei agenti con l'accusa di svolgere respingimenti illegali verso il Marocco e per l'uso sproporzionato della forza durante un tentativo d'ingresso irregolare, realizzato scorso 15 ottobre. A sollevare l'attenzione sul caso, l'ONG Prodein.

giovedì 19 febbraio 2015

Marocco: 1.500 migranti subsahariani "trattenuti" in 18 Centri di detenzione temporanea

Ansa
Oltre 1.500 migranti subsahariani sono in stato di fermo dallo scorso 11 febbraio in 18 Centri di detenzione temporanea in Marocco, dopo essere stati espulsi dagli accampamenti sul monte Gurugú, vicino alla frontiera di Melilla, secondo la denuncia della Ong marocchina Gadem, citata oggi dai media spagnoli. 

L'associazione per la difesa dei migranti ha denunciato i fermi come arbitrari, perché i subsahariani sono stati sgomberati dal monte, dove erano accampati in attesa del momento opportuno per scavalcare la frontiera con l'enclave spagnola in Marocco, e trasferiti "contro la loro volontà" su autobus in varie città marocchine, in attesa di essere rimpatriati nei paesi d'origine.

Le forze di sicurezza marocchine hanno realizzato la scorsa settimana retate a tappeto, per smantellare gli accampamenti dei migranti africani, bruciando le tende da campeggio e gli averi dei subsahariani, secondo le testimonianze raccolte dalla Ong Gadem fra i detenuti nei centri di 18 città marocchine. 

Fra i fermati, denuncia l'associazione, ci sono numerosi minori e migranti che hanno chiesto asilo politico. Vari gruppi sono confinati anche a Kariat Arkam, nel nord del paese, e a Taroudant e Guelmin, al sud del Marocco, mentre un gruppo di almeno un centinaio di subsahariani è detenuto ad Agadir e altrettanti a Essaouira.

venerdì 2 gennaio 2015

Spagna: respinto "assalto" di 700 migranti alla frontiera di Melilla

ANSAmed
Madrid - Circa 700 migranti di origini subsahariane hanno tentato all'alba di oggi di scavalcare la doppia barriera metallica alla frontiera fra il Marocco e l'enclave spagnola di Melilla. 

Lo si apprende da fonti della prefettura locale. L'assalto dei migranti, divisi in due gruppi di circa 500 e 200 persone, è stato frenato dagli agenti della guardia civile e delle forze di sicurezza marocchine, in stato di massima allerta e appoggiate da un elicottero, per impedire nuovi arrivi in massa di migranti, dopo gli assalti registrati il 30 e il 31 dicembre, quando circa 150 subsahariani sono riusciti a scavalcare la frontiera e a passare nella città autonoma spagnola.

giovedì 6 novembre 2014

Immigrazione: Spagna apre uffici per asilo nelle enclavi a Ceuta e Melilla in Marocco

ANSAmed
Madrid - Il ministro degli interni spagnolo creerà nei prossimi mesi uffici per assistere i richiedenti asilo e protezione internazionale alle frontiere delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco. Lo annuncia il ministero in una nota, spiegando che gli uffici puntano a far fronte all'aumento della pressione migratoria sulle due città autonome e dare "migliore risposta alle esigenze" delle istituzioni comunitarie stabilite nel Sistema europeo comune di Asilo.
Le nuove strutture saranno localizzate "nella zona di controllo frontaliero e saranno chiaramente identificate", per evitare il trasferimento dei richiedenti l'asilo "fuori dal recinto della frontiera" e dare loro "l'informazione necessaria per presentare la richiesta di asilo". 

Negli uffici, avvocati e interpreti per aiutare a identificare i richiedenti asilo in Spagna che dimostreranno di avere i requisiti per la richiesta. Le domande di asilo "saranno risolte", come avviene finora, "dall'Ufficio di Asilo e Rifugiati del ministero degli Interni entro 8 giorni", durante i quali coloro che avranno inoltrato la domanda, resteranno nel territorio di Ceuta e Melilla, nei Centri di soggiorno temporaneo per migranti o in alloggi privati, nel caso di esigenza o mancanza di posti.

lunedì 3 novembre 2014

Immigrazione - Marocco aumenta le pressione nell'enclave spagnola di Melilla. 200 migranti assaltano le barriere

ANSAmed
Madrid - Un nuovo assalto alla frontiera dell'enclave spagnola di Melilla in Marocco è stato tentato il 31 ottobre da circa 200 migranti di origini subsahariane, una trentina dei quali sono rimasti per due ore in bilico sulla rete di protezione frontaliera, prima di scendere ed essere allontanati dalle forze di sicurezza. Il nuovo tentativo di scavalcamento della doppia barriera metallica di protezione è avvenuto fra le zone di Beni Enzar e il Barrio Chino, informano fonti di polizia.

Un imponente dispiegamento di agenti spagnoli e marocchini sorveglia i due lati della frontiera, mentre è stata chiusa al traffico per motivi di sicurezza la circumvallazione di Melilla, che corre lungo il perimetro frontaliero. 

Dopo un mese di settembre relativamente tranquillo, la pressione migratoria sull'enclave spagnola è tornata a crescere a ottobre, con continui assalti alla doppia barriera di protezione. Dall'inizio dell'anno, circa 4.000 migranti sono riusciti a entrare nella città autonoma, dove il Centro di soggiorno temporaneo per clandestini rischia il collasso, con 1.300 persone ospitate, oltre il triplo della capacità.

Nell'ultimo decennio 28.000 migranti sono riusciti a passare nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, secondo fonti del ministero spagnolo degli interni, nonostante i 140 milioni di euro investiti per rafforzare le barriere frontaliere con il Marocco.

domenica 16 febbraio 2014

Espana - Hallan otros dos cadáveres en una playa de Ceuta

El Mundo
La Guardia Civil de Ceuta ha localizado esta mañana los cadáveres de otros dos subsaharianos en aguas jurisdiccionales españolas, con lo que son ya 15 el número oficial de muertos en la avalancha de inmigrantes del pasado día 6.
Según ha informado la Delegación del Gobierno, el primero de ellos ha sido encontrado a las 10.15 horas, a unos 500 metros de la orilla de la playa de La Ribera. El cuerpo corresponde a un hombre de unos 20 a 30 años y carente de documentación.

El segundo ha sido hallado pocas horas después, a las 12.30, en la playa de la Almadraba, a un kilómetro y medio de la frontera.

El cuerpo corresponde a un de un inmigrante subsahariano de entre 20 y 30 años que ha aparecido flotando en el agua y ha sido rescatado por los servicios del instituto armado.

Las primeras hipótesis apuntan a que murió por asfixia por inmersión.

Este nuevo cuerpo eleva a cinco el número de cadáveres localizados en aguas españolas, que se suman a los otros diez hallados en aguas marroquíes.

Todos los cuerpos están relacionados con la avalancha de más de 250 inmigrantes subsaharianos ocurrida el pasado día 6 en la frontera. Los agentes del Servicio Marítimo de la Guardia Civil mantienen su dispositivo de búsqueda en el mar.

sabato 15 febbraio 2014

Syria: 300 refugees rejected at Spanish border of Melilla - They were trying to enter to seek political asylum

ANSAmed
Madrid - A group of some 300 Syrian refugees was refused entry to the Spanish enclave of Melilla in Moroccan territory by police and the Guardia Civil on Friday.
Melilla border
Many were screaming 'freedom and Madrid'.

Officers closed the Beni-Enzar border crossing and had to confront the refugees for several hours. The Syrians had fled the civil war in Syria and, after crossing North Africa, wanted to enter Spanish territory to seek political asylum. Spanish security forces were alerted by their Moroccan counterparts.

lunedì 11 marzo 2013

Unos 50 inmigrantes llegan a a la ciudad autónoma de Melilla tras saltar la valla que separa de Marruecos

El Paìs

 - Un grupo de unos 150 subsaharianos trató de acceder a la ciudad autónoma
 - "Iban con el torso desnudo y desconcertados", explica un testigo


Imagen de la verja que separa Melilla de Marruecos / SAMUEL SÁNCHEZ

Un grupo de unos 150 subsaharianos ha intentado este lunes saltar la valla de Melilla por la zona de Yasinen, próxima al aeropuerto, y al menos 50 de ellos han logrado llegar a la ciudad autónoma, según la Delegación de Gobierno. Algunos testigos, en cambio, elevan este número a 70. Como consecuencia de la acción, 10 inmigrantes fueron atendidos por los servicios sanitarios por traumatismos de carácter leve.

El salto comenzó alrededor de las seis de la mañana y se llevó a cabo de la manera más habitual en la zona: un amplio número de inmigrantes se dirigió hacia la verja que separa la ciudad española del vecino Marruecos mientras todavía era de noche. A pesar de que tanto los efectivos marroquíes como los agentes de la Guardia Civil trataron de impedirlo, medio centenar de personas accedió a la ciudad.

"Algunos iban con el torso desnudo, incluso uno iba completamente desnudo, y todos estaban desconcertados", explica un vecino que ha visto a los subsaharianos en el entorno urbano. "Ha habido persecuciones y detenciones por la zona piscina municpal, y eran al menos 70 personas", cuenta otra vecina. También confirma estos datos el portavoz de la ONG Prodein, José Palazón.

No es el primer salto a la valla en 2013. El pasado viernes, un grupo de unos 200 inmigrantes trató de alcanzar la ciudad autónoma, aunque ninguno lo logró. El último intento con éxito del que se tiene noticia tuvo lugar el pasado 19 de diciembre. Mientras, 21 personas lograron acceder a Melilla en febrero tras arremeter con sus vehículos contra la verja a gran velocidad.