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domenica 28 ottobre 2018

Guerre dimenticate - Ucraina - Donbass - Nel cuore dell'Europa, 4 anni di guerra, 10 mila vittime, molti civili, donne e bambini

Osservatorio Diritti
Gli scontri in Ucraina Orientale tra le milizie vicino alla Russia e le truppe di Kiev continuano a fare morti. Anche se ormai non ne parla più nessuno, la storia del conflitto del Donbass, cominciato quattro anni fa, ha già fatto più di 10 mila vittime, tra cui molti civili, tra cui anche donne e bambini.

In Donbass, nell’Ucraina Orientale, nonostante se ne parli molto poco e nonostante gli accordi di Minsk dovrebbero garantire una tregua, la guerra iniziata nel 2014 continua a fare morti e feriti. Le ultime vittime civili del conflitto sono tre adolescenti tra i 13 e i 15 anni, colpiti da una mina alla fine di settembre nella città di Gorlovka, nella zona cuscinetto che divide i miliziani filorussi dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e le truppe di Kiev.

Oltre 10 mila morti nella guerra in Ucraina Orientale
I dati rilasciati dalle Nazioni Unite sulla guerra del Donbass parlano di oltre 10 mila morti, più di 30 mila feriti e poco meno di 2 milioni di sfollati da quando si sono aperte le ostilità.

«La guerra nell’Est del Paese continua ad annientare vite umane, a distruggere case e attività economiche. La comunità è in lacrime», ha dichiarato recentemente Kate Gilmore, vice Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani.

«Dall’inizio delle ostilità sono stati oltre 3 mila i civili uccisi e circa 9 mila quelli feriti. Come documentato dal nostro ultimo rapporto, solo tra il 16 maggio e il 15 agosto di quest’anno sono state registrate 105 vittime civili nell’Ucraina Orientale, 12 morti e 93 feriti», ha spiegato Gilmore.
Onu: città del Donbass tra le più minate al mondo
Nel dicembre 2017 le Nazioni Unite hanno dichiarato che 220 mila bambini rischiano di morire per colpa delle mine nascoste nelle zone di conflitto dell’Ucraina Orientale e che la regione sarebbe diventata una delle più contaminate al mondo.

Le mine terrestri e gli esplosivi rimasti inesplosi, ha detto inoltre l’Onu, hanno ucciso 37 adolescenti e ferito almeno 107 persone dall’inizio della guerra. Secondo la Missione speciale di monitoraggio dell’Osce, solo nel 2018 sono stati feriti o uccisi 23 bambinidurante i combattimenti.
Ucraina, Russia ed Europa: storia di un conflitto
La crisi in Ucraina è scoppiata il 21 novembre 2013, quando l’allora presidente Viktor Yanukovych ha interrotto i preparativi per un accordo di associazione dell’Ucraina all’Europa in favore di un altro accordo che legava ancor più il Paese alla Russia. Per questo sono iniziate le proteste di piazza note come Euromaidan.

Dopo mesi di violenti scontri, il 22 febbraio 2014 Yanukovich ha lasciato Kiev. Il cambiamento di linea politica interna ed europea ha scatenato la reazione delle aree del Paese a maggioranza russa e a fine febbraio dello stesso anno uomini armati filorussi hanno occupato gli edifici governativi in Crimea. Mosca ha appoggiato a parole le rivendicazioni e a metà marzo il popolo della Crimea, tramite un referendum, ha approvato l’annessione alla Russia.
La guerra arriva a Donetsk e altre città dell’Est Ucraina
Successivamente i ribelli filorussi hanno imbracciato le armi anche in diverse parti dell’est del Paese, come Donetsk, Kharkiv e Lugansk, chiedendo una consultazione per l’indipendenza. I combattimenti durano da allora, in un contesto di sempre maggiori tensioni internazionali tra Mosca e i Paesi dell’Occidente intervenuti con sanzioni economiche e minacce in difesa degli interessi dell’Ucraina e, ovviamente, della Nato.

La rivolta di piazza Maidan, la Crimea e la guerra fratricida tra le truppe governative e i miliziani del Donbass, infatti, sono episodi recenti di una storia molto più vecchia. E il rischio è quello di rompere definitivamente i già delicati equilibri geopolitici instaurati dopo la Guerra fredda.
La guerra più sanguinosa d’Europa dopo l’ex Jugoslavia
Da una parte abbiamo una popolazione che strizza l’occhio all’Occidente. Dall’altra, invece, una popolazione che ha oggettivamente radici russe e che è legata storicamente e culturalmente con Mosca. Intanto il conflitto prosegue ed è il più sanguinoso della storia recente in Europa dopo le guerre dei primi anni Novanta nella ex Jugoslavia.
Guerra in Ucraina: soluzione politica ancora lontana
In questo momento, secondo fonti dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, i militari ucraini starebbero provando ad avanzare in diverse zone del fronte, ma i filorussi starebbero mantenendo le loro posizioni. Ogni mattina i separatisti diramano un comunicato con le violazioni continue dell’esercito di Kiev, scrivendo ogni attacco ricevuto nei diversi villaggi, le persone rimaste morte e ferite. In 48 ore di conflitto, invece, le forze armate governative hanno accusato i separatisti di aver violato la tregua 28 volte.

In questo accusarsi a vicenda solo una cosa è certa: i combattimenti non si fermano. E mentre una soluzione politica sembra ancora lontana, i civili continuano a morire.

Fabio Polese

lunedì 9 aprile 2018

Ucraina - Guerra nel Donbass, 10mila vittime, 2 milioni di sfollati - Dimenticata da tutti, tranne Papa Francesco

SIR
6 aprile 2014: manifestanti armati prendono possesso di alcuni palazzi governativi nelle regioni di Donetsk, Lugansk e Kharkiv. Comincia così una guerra nel cuore dell’Europa che ancora oggi non si è placata: 10mila vittime, 2 milioni di sfollati. “La tragedia più grande di questo conflitto è la dimenticanza generale”, confida al Sir il nunzio apostolico in Ucraina, monsignor Claudio Gugerotti.


“La tragedia più grande di questo conflitto è la dimenticanza generale. Evidentemente ricordare da fastidio per tante ragioni e, quindi, non se ne parla. Ed è questo silenzio che uccide, oltre al fatto di sentire continuamente la minaccia delle armi, il rumore dei mortai, la minaccia delle mine. È la sensazione di essere abbandonati”. Sono parole cariche di emozione quelle usate da monsignor Claudio Gugerotti, nunzio apostolico in Ucraina. Il Sir lo ha raggiunto telefonicamente nel giorno in cui si fa risalire l’inizio di un conflitto nella zona orientale del Paese che ha provocato ad oggi 10mila vittime, 2 milioni di sfollati. È il 6 aprile 2014 quando dei manifestanti armati prendono possesso di alcuni palazzi governativi nelle regioni di Donetsk, Lugansk e Kharkiv. Comincia così una guerra nel cuore dell’Europa. Se ne è parlato per qualche tempo. Poi la notizia è passata sulle pagine sempre più interne dei giornali fino a sparire completamente. I tecnici parlano di conflitto congelato, guerra ibrida, simile a quello che si svolge nel vicinato russo in Transnistria, Abkhazia e Nagorno Karabakh.

Tutti hanno dimenticato, tranne Papa Francesco. Il nunzio racconta di aver trascorso tutta la Settimana Santa nei luoghi del conflitto. “Dal Papa – dice – ho ricevuto questa raccomandazione molto forte di andare spesso a incontrare le persone che sono rimaste, cercare di consolarle, pregare con loro e portare la sua benedizione”. E così per Pasqua mons. Gugerotti ha visitato un villaggio che si trova nelle vicinanze delle città di Lugansk e Donetsk. “La gente stava lì ad aspettare”, racconta: “Quando sono entrato nella cappella ho trovato un’atmosfera totalmente inattesa. Gente che piangeva, commossa, che mi abbracciava. Ho chiesto: che cosa state vivendo? E loro mi hanno risposto: ‘Noi non serviamo a nessuno. Siamo inutili sia per i russi sia per gli ucraini. L’unica cosa che non potevamo mai immaginare è che il Papa inviasse il suo rappresentante a celebrare la Pasqua con noi. Non riusciamo a crederci’. Ed io ho raccontato loro che partendo ho chiesto al Santo Padre una benedizione speciale per loro e Papa Francesco ha risposto nel giro di pochi minuti.

La gente era in lacrime. La gioia di queste persone di non sentirsi dimenticate è un’esperienza che poterò dentro di me per sempre”.

L’operazione “Papa per l’Ucraina”. Il nunzio va spesso nella zone di guerra perché è ancora in atto l’operazione “Papa per l’Ucraina” che ha comportato in tutte le parrocchie d’Europa la raccolta di una somma importante di denaro alla quale il Papa ha desiderato aggiungere un suo contributo personale di 5 milioni di euro per un totale di 16milioni di euro.

Ad oggi, l’iniziativa ha raggiunto 800mila persone con aiuti diversificati secondo le esigenze.

La situazione. Lo scarso accesso alle medicine, la mancanza di acqua, la difficoltà di accedere ai viveri, la cattiva alimentazione, le file, le difficoltà burocratiche. “Tutto questo crea una situazione che, protraendosi da anni, è estremamente ingestibile dal punto di vista psicologico”, racconta il nunzio: “E a soffrirne sono soprattutto i bambini e le persone anziane. Mi diceva un medico che in contesti così provati, diminuisce anche la resistenza immunitaria alle malattie”, per cui ”si può morire anche per una bronchite e in età giovanile”.

L’appello all’Europa. Monsignor Gugerotti si rivolge all’Europa. “Se l’Europa pensa di risolvere i suoi problemi guardando soltanto alle sue questioni interne, non solo non riuscirà a risolverli ma sarà schiacciata dalla pressione esterna. Per cui soltanto uno sguardo mondiale può essere oggi una salvezza per tutti. Non esiste più il ‘si salvi chi può’. Alle porte dell’Europa, c’è un conflitto ma l’Europa è troppo presa dai problemi nazionali e dalla difficoltà del suo stare insieme per accorgersene. Se non si riscopre la solidarietà internazionale come mezzo per ristabilire un minimo di diritto comune, per garantire un minimo di giustizia e equità, noi non solo non salveremo noi stessi ma lasceremo perire altre persone pentendoci poi in futuro di non aver visto”.

M. Chiara Biagiotti

sabato 13 gennaio 2018

Guerre dimenticate - Ucraina, Donbass confitto ormai più lungo della guerra in Bosnia e 10.300 morti.

Sputnik
Inoltre il conflitto nella parte orientale dell'Ucraina è il più lungo in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.


"Mentre il conflitto tra l'Ucraina e le forze filorusse dura ormai da quattro anni, i tentativi per ottenere un armistizio sono infruttuosi", scrive il corrispondente del Telegraph Alec Luhn.

Oltre 10.300 persone sono morte da quando è iniziata la guerra tra il governo ucraino ed i separatisti sostenuti attivamente dalla Russia nel 2014"
si legge nell'articolo.

Oggi la durata del conflitto ucraino ha superato la guerra di Bosnia del 1992-1995, diventato così lo scontro armato più violento e lungo in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, osserva il giornale.

Una residente nel villaggio di Novoluganskoe ha dichiarato ad Alec Luhn che il miglior regalo per l'arrivo del nuovo anno sarebbe stata la fine della violenza.

"Non abbiamo bisogno di ricchezza, solo di pace", ha detto. "Sono passati quattro anni dalla guerra, semplicemente non abbiamo nessun posto dove andare".

lunedì 27 aprile 2015

Gli ucraini preferiscono il carcere piuttosto che andare in guerra nel Donbass

Sputnik News
Le autorità di Kiev non riescono a spiegare alla popolazione per quale motivo c'è una guerra nel Donbass. I cittadini che sono stati richiamati nell'esercito temono per la propria vita e sono alla ricerca di modi per disertare o eludere la mobilitazione, scrive il “Washington Post.”
Gli ucraini preferiscono la detenzione in carcere per eludere il servizio militare piuttosto che prendere parte ai combattimenti nell'est dell'Ucraina, scrive il "Washington Post".
"Mi farò 3 anni di carcere, dove mi daranno da mangiare e sarò sicuro di non arruolarmi. Questo governo è al potere da 1 anno, ma abbiamo ancora bisogno di lavorare 2 giorni per comprare una pagnotta di pane. Io non voglio combattere per questo governo,"
— il "Washington Post" riporta le parole del 26enne metalmeccanico Andrej di Slavyansk, che è stato richiamato a marzo.
"Abbiamo combattuto per l'indipendenza e per il diritto di vivere e lavorare nella propria regione. Quando è arrivato l'esercito, ci ha bombardato per 2 mesi di fila: adesso devo andare a combattere per loro? Non ci penso nemmeno,"
— conclude Andrej.

Anche quegli ucraini che hanno preso parte alle proteste di Maidan alla fine del 2013 e all'inizio del 2014 non vogliono arruolarsi nell'esercito perché temono per la propria vita.
"Ho da tempo deciso che non risponderò alla chiamata. Non sono assolutamente interessato a prendere parte a questo conflitto. Non voglio riempire la lista delle vittime,"
— il "Washington Post" cita le parole del 25enne Igor, attivista di una ONG a Kiev.
"Non capiamo perchè stiamo combattendo, il governo non dice alla gente lo scopo di questa guerra",
— vengono citate le parole di Alexey Arestovich, il quale rileva che anche dopo oltre 1 anno ancora oggi le autorità si rifiutano di definire ufficialmente il conflitto nel Donbass con la parola "guerra".