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sabato 26 agosto 2017

Sant'Egidio. Barcellona, dai giovani di tutta Europa un appello per la pace

Avvenire
Nella città ferita dall'attentato sulla Rambla il settimo incontro internazionale dei Giovani per la pace. I fiori per le vittime, l'appello alla pace. Domenica le conclusioni di Marco Impagliazzo.


“Dopo l’orrore degli attacchi terroristici in Barcellona noi vogliamo mostrare la nostra volontà di pace e il nostro impegno per lavorare alla costruzione di una società di coesistenza”. L’appello alla pace dei giovani della Comunità di Sant’Egidio risuona in tante lingue diverse, forte e commovente, oggi sulla Rambla, accanto i fiori, ai lumini e ai peluche che ricoprono i punti dove sono cadute 15 vittime nell’attentato terroristico del 17 agosto.

Sono 500, sono giovani e forti e determinati a non cedere alle ragioni del male i ragazzi provenienti da tutta Europa che si sono radunati a Barcellona, la città ferita dall’attentato del 17 agosto, per il settimo incontro internazionale dei Giovani per la Pace Europei. 

L’incontro del movimento dei giovani della Comunità di Sant’Egidio presente in Europa e in altri continenti, dopo Cracovia, Roma, Berlino, Anversa e Parigi si è aperto oggi presso il Museo del Mare di Barcellona per una tre giorni di incontri, riflessioni, scambi e visite anche nei luoghi più poveri e svantaggiati della città catalana. 


A chiudere domenica l’incontro con il presidente della Comunità Marco Impagliazzo e la preghiera della sera. Il tema è “More Youth, More Peace” (Più giovani, più pace) e vedrà a confronto ragazzi che tutto l’anno si occupano di costruire “quotidianamente” la pace operando a favore dei bambini dei quartieri più svantaggiati, degli anziani, dei senza tetto e dei rifugiati.

I ragazzi di Sant’Egidio hanno deciso di lanciare un forte messaggio di pace proprio dalla città ferita dagli attentati. Oggi dalle 18 i giovani hanno sfilato in silenzio sulla Rambla, dal mare sino al punto dove il mezzo degli attentatori ha terminato la sua folle corsa, depositando lì 15 bouquet di fiori, uno per ogni vittima, portati da 15 ragazzi di nazionalità diverse leggendo poi il loro manifesto per la pace dedicato le vittime degli attentati di Barcellona e Cambrils.

“Ancora una volta abbiamo scelto il dialogo e la solidarietà con i più poveri e i più deboli della nostra società per costruire un futuro di pace e di coesistenza in Europa e nel mondo – dicono fieri e pieni di speranza – Noi siamo convinti che solo il dialogo e l’integrazione aprono la via alla pace. Noi vogliamo sconfiggere il male col bene, far trionfare il perdono sulla vendetta. Per questo noi vogliamo contribuire attivamente a creare un’Europa dove tutti possano vivere insieme: un mondo senza razzismo”.

Al termine dell'appello per la pace è seguito un invito a scambiare un gesto di pace. I ragazzi e la gente comune sulla Rambla hanno cominciato ad abbracciarsi e a stringersi le mani, augurandosi "pace".

Un messaggio che verrà portato domani, sabato, dai 500 giovani che, guidati dal presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo e dai rappresentanti della Comunità in Spagna, si uniranno a partire dalle 18 alla grande manifestazione contro il terrorismo organizzata dalla Città di Barcellona e dalla Generalitat, presente anche il re Felipe VI di Spagna.

Angela Calvini

domenica 19 febbraio 2017

Barcellona scende in piazza: “Vogliamo i rifugiati”. In Catalogna la più grande manifestazione d’Europa a favore dell’accoglienza

La Stampa
Mentre imperversano le piazze populiste contro l’immigrazione, Barcellona va controcorrente. Nella città catalana sono scese in strada centinaia di migliaia di persone al grido di «Basta scusa: accogliamo subito i rifugiati». Una sfida al governo, l’ennesima da queste parti, contro la decisione di ospitare soltanto 1.100 persone, dei 16 mila previsti dall’Unione Europea. 

A rispondere all’appello di molte personalità della cultura e della politica, sono state 160.000 persone, secondo la polizia municipale, e addirittura mezzo milione secondo gli organizzatori. La giornata pro immigrati in un clima molto festoso è culminata con una coreografia realizzata dal celebre gruppo teatrale Fura dels Baus. La piattaforma alla base della «giornata rivendicativa» fissa anche una cifra di stranieri da accogliere in Catalogna «almeno 4.500».

Tra i manifestanti anche il sindaco Ada Colau, che in un’intervista alla Stampa aveva spiegato che questa non è una battaglia impopolare, «I miei concittadini non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori. Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile». Sembra un paradosso: è Barcellona.
Francesco Olivo