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martedì 20 marzo 2018

Che fine ha fatto Ahmed Mansoor? Attivista dei diritti umani e blogger arrestato negli Emirati Arabi Uniti

Amnesty International
Ahmed Mansoor, difensore dei diritti umani e noto blogger, è stato arrestato il 20 marzo nella sua casa di ‘Ajman negli Emirati Arabi Uniti (UAE). Non si hanno informazioni su dove sia detenuto al momento: potrebbe essere in condizione di sparizione forzata, a rischio di tortura e altri maltrattamenti. È un prigioniero di coscienza.

Ahmed Mansoor
Intorno a mezzanotte, dodici agenti della sicurezza nazionale hanno fatto irruzione nella sua abitazione, perquisendola e confiscando i cellulari e gli altri dispositivi elettronici. Non è chiaro se avessero un mandato d’arresto. Al termine della perquisizione, durata tre ore, è stato condotto in una località sconosciuta senza che la famiglia sia stata ad oggi informata.

Diverse ore dopo il suo arresto Emirates News Agency, l’agenzia di stampa governativa, ha rivelato che Ahmed Mansoor è stato arrestato su ordine del pubblico ministero per crimini informatici e detenuto in attesa di ulteriori indagini. In base alle rivelazioni stampa, le autorità lo hanno accusato di “usare i social media [tra cui Twitter e Facebook] per pubblicare informazioni false e fuorvianti a danno dell’unità nazionale, dell’armonia sociale e della reputazione del paese” e per “incitare all’odio e al settarismo”.

Ahmed Mansoor era rimasta l’unica voce indipendente, non ancora in carcere, a parlare attraverso il suo blog e account Twitter delle violazioni dei diritti umani all’interno del paese. Ha subito ripetute minacce di morte, intimidazioni e vessazioni da parte delle autorità degli Emirati Arabi Uniti o dei suoi sostenitori. Il suo computer, il telefono, l’email e l’account Twitter sono stati tutti più volte violati.

Nel 2011, quando fu condannato a tre anni di carcere per “offese a pubblici ufficiali” è stato aggredito e minacciato di morte da sostenitori del governo.

Nel 2015 ha vinto il prestigioso premio Martin Ennals per difensori dei diritti umani.

giovedì 8 ottobre 2015

Ginevra - Premio Martin Ennals ad Ahmed Mansoor difensore dei diritti umani negli Emirati

Nema News
Roma – È una delle poche voci che osano sfidare le autorità degli Emirati Arabi Uniti quella di Ahmed Mansoor, il vincitore del premio Martin Ennlas 2015, considerato il premio Nobel per i diritti umani.

Ahmed Mansoor
Mansoor è stato scelto tra una rosa di dieci candidati per il suo impegno a favore della libertà di espressione e dei diritti civili e politici che nell’emirato non trovano spazio. Un impegno che nel 2006 ha portato alla scarcerazione di due blogger che avevano denunciato le problematiche sociali del Paese, ma a lui è costato la prigione per “offesa alle autorità” e l’isolamento. Dal 2011, infatti, gli è stato negato il passaporto e non può lasciare gli Emirati. Alla cerimonia di premiazione ha partecipato con un videomessaggio.
Dal 2006 Mansoor ha portato avanti campagne e ha denunciato le violazioni dei diritti umani, politici e civili negli Emirati che lo hanno portato in carcere, dopo un processo giudicato irregolare dalle organizzazioni per i diritti umani. La detenzione è stata sospesa dopo il perdono, ma Mansoor è rimasto bloccato nel Paese. “Continua a pagare il prezzo per aver parlato apertamente di diritti umani”, ha detto Micheline Calmy-Rey, a capo della fondazione Martin Ennals.

Mansoor è consulente di Humna Rights Watch e del Centro per i diritti umani del Golfo. È una voce libera, che denuncia in maniera puntuale le detenzioni arbitrarie, le torture, i processi irregolari, le violazioni delle leggi internazionali nel suo Paese e per questo ha subito minacce e persecuzioni.

Il premio Martin Ennals (circa 18mila euro) oltre al riconoscimento del lavoro dei difensori dei diritti umani, ha l’obiettivo di accendere i riflettori sugli attivisti meno noti, e pertanto più in pericolo, come Mansoor il cui lavoro di attivista si svolge in un Paese di rado sotto i riflettori internazionali. Il premio è stato istituito nel 1993 in onore del segretario generale di Amnesty International e la giuria è composta da Amnesty International, Commissione internazionale dei giuristi, Ewde Germania, Federazione internazionale dei diritti umani, Frontline defenders, Human Rights First, Human Rights Watch, Huridocs, International Service for Human Rights e Organizzazione mondiale contro la tortura.

Gli altri due finalisti sono Robert Sann Aung di Myanmar e Asmaou Diallo della Guinea.